Biografia

Narrasi  che

Un sito dedicato ad Andrea Buoninfante che, pur essendo ufficiale, ci tiene ad assumere anche le prerogative del non ufficiale. Ecco allora la pagina per i detrattori perché è giusto dedicare spazio anche a chi ne parla male…

Andrea Buoninfante sia effettivamente nato. Pare ciò avvenne in un piovoso ottobre del 1975. Pare pure che il caso che ottobre sia il mese del vino non sia affatto un caso, ma non se ne è certi.

È invece paradossalmente certo che il nostro sia poi cresciuto e si sia pasciuto lì dove sembra esser nato, cioè a Tagliacozzo, in Abruzzo, dove tuttora continuerebbe a pascersi dopo una decennale parentesi capitolina.

Pigro compulsivo, ma insensatamente oberato da comunque insensate, variegate attività, trova il tempo chissà dove per un’altrettanto priva di senso attività di cantautore, autore di romanzi e interprete di spettacoli dal vivo definibili per lo meno − eufemisticamente parlando − curiosi. Il fatto che abbia casa ad un quarto piano e quelli concomitanti che non v’è ascensore e che se, durante il periodo invernale (che a Tagliacozzo dura 11 mesi), non porta tutti i giorni la legna su può morire, fanno sì che non possa egli definirsi un tipo pio, ma pure su questo esegeti, proseliti e detrattori discutono animatamente.

Quando, nel 1992, gli venne riconosciuto il Premio Plurinazionale di Poesia Nosside (settore musica in lingua italiana), il diciassettenne marsicano, in trasferta calabra, scelse quale sarebbe la sua strada: la musica! E, più precisamente, la canzone d’autore!L’allora decisionista, esclamante, Andrea, naturalmente si sbagliava.Innanzitutto c’era da definire cosa diamine fosse la Canzone d’autore e cosa significasse sceglierla: forse che esistono canzoni che non hanno autore e che ci si debba occupare di quelle che invece ce l’hanno? Oppure esistono autori che, per qualche ragione, disconoscono le proprie canzoni e quindi si debbono scegliere quelle di cui il loro autore non si vergogna?

Nel dubbio, il nostro continuò a stonarsi di De andré, Guccini, Lolli, Vecchioni, Conte. L’autentica infatuazione per Brassens diede respiro internazionale alla sua cultura canzonettistica, come pure Cohen e Dylan. Quando ne ebbe abbastanza, si scrisse i suoi pezzi e cominciò a girare promuovendo recitals di canzoni originali per le orecchie di spettatori vogliosi di musica e parole in libertà nelle rare pause dai loro settimanali tour nei locali animati da Cover e Tribute Band.


Quando anche di questi spettatori in pausa ne ebbe abbastanza, deciso ad allargare il suo mercato tra gli spettatori in effettivo servizio di fruitori di cover e tribute, col suo fido cordista Franco Pietropaoli, decise di darsi anche lui alle Cover e ai Tributi: fondò così la TRIBUTE BAND DI ANDREA BUONINFANTE E FRANCO PIETROPAOLI, in cui i nostri eroici e meri esecutori, oltre a prodursi in strazianti tributi ai loro beniamini e il loro patrimonio originale, per distinguersi dagli altri semplici coveristi, cominciarono a coverizzare i loro tributati nell’atto di coverizzare e tributare, a loro volta, i loro beniamini: che poi sarebbero i De André, Guccini, Lolli, Vecchioni, Conte, Brassens,Cohen e Dylan di cui sopra. Insomma non semplici cover e tributi ma cover e tributi al quadrato.

Quando, nel 1992, gli venne riconosciuto il Premio Plurinazionale di Poesia Nosside (settore musica in lingua italiana), il diciassettenne marsicano, in trasferta calabra, scelse quale sarebbe la sua strada: la musica! E, più precisamente, la canzone d’autore!L’allora decisionista, esclamante, Andrea, naturalmente si sbagliava.Innanzitutto c’era da definire cosa diamine fosse la Canzone d’autore e cosa significasse sceglierla: forse che esistono canzoni che non hanno autore e che ci si debba occupare di quelle che invece ce l’hanno? Oppure esistono autori che, per qualche ragione, disconoscono le proprie canzoni e quindi si debbono scegliere quelle di cui il loro autore non si vergogna?

Ma proprio un romanzo!

Lasciarsi crogiolare in una tranquilla carriera di coverista e tributista al quadrato, sarebbe stata senz’altro la scelta più misurata. Ma Andrea aveva veramente piani più ambiziosi: andare a stanare l’imperscrutabile lì dove si annida. E per farlo, in un trimestre del 2008 talmente denso di avvenimenti da risultare noioso, si mise a scrivere un romanzo…

… e proprio lui che fino ad allora, data la sua proverbiale indolenza, aveva avuto difficoltà a completare le liste della spesa. Ma sono cose che capitano ai migliori e ai peggiori. Succede che si scrivano romanzi e succede pure che si trovino editori disposti a pubblicarli… Il nostro caso non fa eccezione, così nel 2009 vide la luce, sotto l’egida dell’editrice Effequ, LA CALATA DEL SANTO A TRE GAMBE, e il mondo dovette sopportare che su qualche libreria Feltrinelli, tra Bukowski e Buzzati comparisse per qualche tempo anche Buoninfante, con un intricatissimo giallo che egli stesso definisce “antropologico”, di cui una copia figura negli scaffali della biblioteca di Harvard (Giuro! ‘sti americani!). Per evitare che esistano occasioni in cui qualcuno possa esimersi dal pensare di lui che è uno scostumato, Andrea pensa bene di presentare, in qualunque occasione si ponga, la sua bravata editoriale con le seguenti parole: “Diciamo che il giallo − pur essendo serrato al punto che nessuno capisce chi è l’assassino fino all’ultimo capitolo − è più una scusa per raccontare stralci d’una nutritissima aneddotica paesana… Ah, mi raccomando!, la terza gamba cui velatamente si fa cenno nel titolo è esattamente quella che ci si aspetta! E poi… sì, ci sono gli uccisi, quindi gli omicidi, ma l’enigma che più appassiona, secondo me, riguarda la ricerca di chi è che si diverte a compiere una serie d’attentati fecali ai danni della famiglia più prestigiosa della mia Castromarso (nome di fantasia in cui è riconoscibilissima Tagliacozzo)…”